“Hai almeno una virtù, o Distruttore di Mondi?” domandò trepidante la creatura.
“Una sola. Sarò breve,” rispose l’altro.

A sentirci parlare sembriamo persone normali. Nessuno di noi ha rifugi antiatomici in cantina e collezioni di armi automatiche; magari qualcuno di noi è ossessionato dai backup periodici, ma per il resto siamo innocui. Eppure, c’è qualcosa di oscuro che accomuna tutti gli autori di Forevera Books: un inspiegabile senso di catastrofe imminente.

Per alcuni, come Tadako, che aveva cinque quando si risvegliò tra le rovine del terremoto di Kobe, o Lucia, che ancora subisce le conseguenze della nube radioattiva di Chernobyl, è colpa di qualcosa che ha lasciato tracce profonde e indelebili. Per gli altri come me, Marco e Isolde non ci sono cause apparenti. Di certo  per noi  c’è il ricordo di un’atmosfera opprimente mentre crescevamo nell’era della dissuasione atomica o, come nel caso di Isolde, negli anni seguenti all’11 settembre.

Questi racconti sono una campionatura affidabile dei nostri brutti/strani sogni.

Per tutti noi, una specie di gruppo di auto-aiuto per catastrofisti timidi, la soluzione è stata la stessa: scrivere. Trasferire sulla carta i nostri incubi apocalittici e trasformarli in fantascienza.

Probabilmente è così anche per Maurizio e le micro-apocalissi matematiche che compaiono nell’antologia Fantamatematica pubblicata da Forevera Books di recente perché:

“Non è insomma vero che una farfalla può sbattere le ali in Brasile e provocare una tempesta a Londra: anche se eliminassimo la farfalla, a Londra la tempesta ci sarà comunque.”

Nota: nel libro “Il piano delle cicale”, Tadako finalmente supera tutto questo raccontando una storia ambientata “dopo” un’apocalisse, mentre Marco nel suo  “Clara e la giramondi”, le Terre del multiverso diventano infinite e la distruzione di una di loro è quasi irrilevante. Quasi.

(S.M.)