L’ho scoperto solo da qualche ora. Probabilmente è cominciato stamattina. Il socialnetwork è una specie di motore diesel alimentato a banalità, così ogni lunedì tossicchia quando si tratta di riavviarsi.

Questa volta però c’è qualcosa di diverso. Le prime ad apparire opache e sottotono sono state le grandi stelle della Rete, i profili dei personaggi importanti, le celebrità, quelli che con ogni post scatenano un fioccare di like e visualizzazioni, quelle che compaiono ogni volta che si entra nell’app del socialnetwork. Quei profili sono quelli che guadagnano davvero, quelli ai quali tutti si iscrivono nella speranza di un loro commento, quelli che dopo poche ore fanno esplodere le mode, che sia una bevanda gassata o uno stupido balletto.

Stamattina i loro post sembrano meno interessanti del solito, le loro arguzie meno argute, le loro feroci battute quasi stucchevoli, le loro opinioni trascurabili.

È come se la mia bolla informativa fosse posseduta da un’entità pigra, annoiata e vagamente stupida che giocherella con il socialnetwork.

Non è cambiato il linguaggio, la firma caratteristica dei personaggi importanti, e nemmeno i visitatori che commentano, folti, prolissi e teneramente fuori tema nel loro desiderio di farsi notare.

E’ come se una strana ondata di grigia mediocrità ecumenica avesse pervaso la mia bolla sociale.

E dire che per me, per anni, questo posto è stato la mia famiglia, gli amici brillanti e pieni di idee che non ho mai avuto e che probabilmente mi eviterebbero nella vita reale. Per anni ho usato le loro fulminee battute, le loro foto come se fossero i miei viaggi in quei posti esotici, i loro hashtag come se fossero cuccioli da coccolare. I loro lamenti come se fossero i miei. La loro vita come se fosse mia.

Questo profilo nel socialnetwork era solo un pretesto per sfuggire alla solitudine.  Un male comune,a quanto pare, perché sono stato subito accettato nonostante la mia mancanza di personalità. Nel socialnetwork nessuno viene escluso. Gli algoritmi faranno sempre in modo che ciascuno si possa sentire al centro di un magico universo.

Non ho mai dato grandi contributi. Prendo qua e là, qualche meme, qualche battuta, qualche opinione che mi sembra brillante. Questo luogo virtuale è il mio rifugio: è l’unico posto dove posso rilassarmi e permettermi di non avere una personalità.

Ma, come dicevo, è solo un pretesto per stare in compagnia e sentirmi parte di qualcosa di più grande del mio angusto essere, altrimenti banale e privo di attrattive. Forse per questo mi risulta familiare questo grigiore che si è trasmesso in modo capillare persino nei profili delle persone comuni.

Ora anche queste figure, che ogni tanto si svegliavano con qualcosa di davvero originale o, magari, si lanciavano in qualche invettiva orribile in preda alla rabbia, oggi sembrano spente e svogliate, quasi addolcite.

Ora il mio feed è una parata di emoticons sorridenti.

Cosa sta succedendo?

Investigando nei vari profili ho notato qualcosa che mi turba.
È come se ci fosse  una linea di demarcazione tra il prima e il dopo.
C’è qualcosa che segna il passaggio.
Come l’inquadratura sulla luna piena nei film sui licantropi.
Si tratta di un post che passa quasi inosservato perché sembra un errore.
Una cosa quasi insulsa che sembra sfuggita dalla tastiera.
Tutti i profili trasformati in zombie hanno un post con lo stesso testo:

(…)

Proprio così: tre punti chiusi tra parentesi, come se si volesse segnalare un omissis. Qualcosa che è stato eliminato.
Avviene a ondate, con gli stessi orari. E questo fa davvero paura.
Per i profili più importanti il post incriminato è stato pubblicato stanotte.
Nei profili secondari. Il post appare due ore dopo, come l’effetto ritardato di un’onda d’urto che si diffonde in cerchi sempre più larghi in un fluido denso e viscoso.

I profili che vengono colpiti ad ondate successive ogni due ore.

Prima quelli con il maggior numero di accessi, poi quelli un po’ meno frequentati.

Come se l’infezione andasse a consultare le  classifiche di popolarità. E tra qualche ora sarà il turno di quelli  periferici, tra i quali il mio.

Mi restano quattro ore, forse meno.

Tuttavia nei profili zombie, apparentemente, qualcuno continua a pubblicare interventi. Certo è solo una parvenza di vita, ma sembra funzionare e continua ad attrarre visitatori. D’altronde come in tutti gli universi, quella che conta è la materia oscura. Così è anche per il socialnetwork.

Cos’è questa lenta invasione che si manifesta con ondate infallibili di grigiore?

Cosa significa quel post omissis?

Questo era poche ore fa, ora ho una nuova teoria. Sembra  che l’infezione viaggi attraverso i like. Quando s’impadronisce del profilo, probabilmente comincia a gestirlo con un sofisticato software che usa un sistema programmabile di regole sintattiche e lessicali. Ne esistono di abbastanza semplici in giro come. Quella scialba imitazione dell’intelligenza un tempo mi faceva ridere. Oggi mi fa paura.

Per quanto riguarda l’omissis, sono arrivato alla conclusione che serve ad indicare che il blog è stato già conquistato. Dev’essere il segnale per il loro sistema di ricerca che vaga sulla rete.
In modo che il profilo catturato non sia nuovamente colpito inutilmente dal “bot” evidentemente stupido che diffonde l’infezione. Ma è possibile che solo io mi sia accorto di tutto questo? Perché la gente non protesta? Solo oggi mi accorgo che non leggo i giornali da settimane e non guardo un vero canale televisivo da anche più tempo. Tutte le informazioni mi arrivavano tramite il socialnetwork. Solo oggi mi rendo conto che i siti di informazione, per un qualche motivo, non sono più visibili e le testate nazionali hanno un banner blu dove si dichiarano in sciopero per 48 ore. Che sono diventate 72 ore in questo momento.

Guardo finalmente fuori dalla finestra e vedo che c’è poca gente in giro; sarà per tutti quei soldati che girano per le strade?
Cosa devo fare ora? Non ho più nessuna guida.
Ho ancora qualche minuto prima che il “bot” di ricerca scopra il mio profilo e non ho ancora preso una decision…

(…)

Salvatore Mulliri

Grafico, designer e webmaster di questo sito, il suo riferimento è Karel Thole, leggendario disegnatore delle copertine di Urania. Scrive racconti per giustificare le bizzarre illustrazioni che realizza da sempre.

2 Comments

  1. Nota: molti racconti presenti su forevera.net -incluso questo – vennero pubblicati più di dieci anni fa su una piattaforma per blog chiamata Splinder. Riveduti e corretti, ricompaiono oggi con riferimenti più attuali

  2. Un bel racconto.

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