Guardò per un’ultima volta la foto sul tablet. C’erano due persone controluce, al tramonto. Era stata scattata sulla Terra secoli prima. C’era un uomo con un bambino sulle spalle, sembravano felici, nonostante quel giorno lontano stesse finendo e la notte stesse per arrivare su un mondo morente.

Lasciò andare il tablet che galleggiò lontano nel compartimento privo di gravità. Gli schermi intorno lampeggiavano con schemi e diagrammi, alcuni verdi e azzurri, altri rosso sangue. Premette il pulsante e iniziò a parlare.

Qui è il comandante che parla. L’ammutinamento è finito. Presto verrà ristabilita la rotazione nell’anello uno e ritornerà un po’ di gravità. L’Anello due sarà inagibile finché non verranno chiusi i boccaporti esterni. Non ci sono sopravvissuti tra i rivoltosi. Tra qualche settimana inizieremo le operazioni di sbarco su Proxima Centauri B, non abbiamo viaggiato per 53 anni solo per stare a guardare dall’orbita bassa questo meraviglioso pianeta.

So che anche tra di noi ci sono dei dissidenti. Ho apprezzato che non vi siate uniti ai rivoltosi, ora vi chiedo di non ostacolare le operazioni di colonizzazione del pianeta. Purtroppo la scelta ora è tra noi e gli Xantu. Sappiamo tutti cosa succederà quando metteremo piede sul pianeta, anche se cercheremo di insediarci nel continente più lontano dalla civilizzazione Xantu.

Non c’è possibilità di salvare gli alieni dai microorganismi nei nostri corpi che servono alla nostra stessa vita.

Come sappiamo un semplice contatto con noi li porta a una rapida morte simile a uno shock anafilattico. Non hanno scampo.

Coloro che sono rimasti affascinati dalla raffinata  cultura Xantu sono avvertiti, anche se il nostro arrivo causerà l’estinzione di quel popolo non ci fermeremo.

Su questa nave siamo ormai gli unici sopravvissuti della Terra e anche noi siamo ormai una specie in via d’estinzione.

Qualche ora fa alcuni membri dell’equipaggio capeggiati dal tenente Custoza si sono ribellati ai miei ordini e hanno cercato di impossessarsi della nave per impedire lo sbarco sul continente australe di Proxima B e salvare così gli Xantu.

Non riuscendo ad arrivare alla Sala Comando principale si sono diretti verso l’Anello 2 per prendere degli ostaggi. Troppo tardi si sono accorti che quell’area della nave era stata fatta evacuare. Abbiamo parlamentato per ore ma non hanno voluto cedere le armi. Per loro la sopravvivenza degli Xantu era più importante di quella dell’umanità.”

Il comandante sospirò.

“Per questo ho fatto realizzare in segreto un bypass d’emergenza per prendere il controllo del loro sistema ambientale che credevano di aver isolato. Quando ho fatto aprire tutti i boccaporti verso l’esterno sono morti in pochi minuti. Ora la situazione è sotto controllo.

Entro poche ore torneremo alla normalità. Supereremo anche questo. Tutti abbiamo perso qualcuno, ma ce la faremo. L’umanità riavrà un pianeta suo dove ricominciare.”

Il comandante chiuse la comunicazione.

Guardò stancamente verso la fotografia dell’uomo col bambino contro il tramonto, era la stessa foto che gli aveva mostrato suo figlio, il tenente Custoza, il capo dei rivoltosi, per convincerlo a non aprire i portelli dell’anello 2.

“Ciò che è fatto è fatto…” disse a sé stesso il capitano Custoza.

Poi aprì un canale vocale per chiamare il secondo ufficiale che era rimasto fuori ad aspettare.

Non rispose nessuno. Chiamò ancora. Nessuna risposta. Provò per diversi minuti, ma era come se la nave fosse deserta. Gli sorse un dubbio e si avvicinò alla porta, una spia rossa gli disse che dall’altra parte non c’era aria. Controllò in preda ala frenesia tutti i sistemi. Lanciò una routine di verifica e tutti gli schermi nella sala comando diventarono rossi.

I rivoltosi non si erano lasciati ingannare quando aveva fatto finta di parlamentare con loro per guadagnare tempo. Mentre il suo tecnico creava il bypass sul controllo ambientale loro avevano fatto lo stesso coi comandi di tutta la nave. Quando lui aveva dato il comando i portelli si erano aperti non solo nell’Anello 2, ma in tutti i compartimenti del vascello interstellare. Non c’era più nessuno vivo nella nave. A parte lui.

I rivoltosi avevano risolto il problema e a modo loro.

Isolde Fulke

Passa il tempo dentro una galleria con una macchina gigantesca che ha effetti bizzarri su cose piccolissime. Pastafariana (nel cuore) della prima ora è anche sacerdotessa della Vera Carbonara con guanciale e pecorino. Il suo vero nome appartiene alla nonna e lo usa solo per le occasioni speciali.

2 Comments

  1. Benvenuta Isolde!

  2. Bel racconto

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