«Questa la devi proprio vedere,» mi disse Walters armeggiando sul suo notebook. Nel sottomarino tutti dormivano. Si sentivano solo i suoni ovattati di una macchina enorme abituata a muoversi come un predatore nelle profondità abissali. Però quella era l’ultima crociera della vecchia nave subacquea, ribattezzata Calypso per l’occasione e privato dei missili, Ora era solo un laboratorio subacqueo che usava i suoi sofisticati sensori per ascoltare. Nei suoi vecchi schermi non c’erano più i nemici, ma le sinusoidi lente e armoniose delle balene che cantavano.

Walters era l’addetto ai sensibilissimi idrofoni.
Aveva avuto il posto sulla Calypso grazie  agli studi sulle emissioni ultrasoniche delle megattere e forse, si mormorava, in quanto smaliziato hacker. Era un tipo innocuo e bizzarro, con la mania per giochi elettronici che nessuno ricordava più e la sua insana passione per l’obsoleto analizzatore di suoni del sottomarino un tempo adibito al riconoscimento di eliche e siluri. Passava i giorni  a frugare nell’hardware militare antiquato armeggiando con vecchie schede madri e gli arcaici floppy disk che si era portato dietro. A furia di pasticciare era riuscito a collegare il vecchio computer al suo notebook dotato di un sistema di criptatura-decifratura di provenienza illegale. Mi indicò lo schermo del portatile dove era evidenziato un diagramma sonoro.

«Questa è la registrazione K371. Sempre la stessa frequenza, 52  KiloHertz. Dura  14 ore. Qui  ho separato i fonemi conosciuti: padre, madre, clan, cibo, e quella particolare parola che usano tutti i cetacei per distinguere ciò che c’è sopra la superficie, l’oltremondo. Poi ho aggiunto i fonemi dubbi sui quali stiamo ancora studiando e infine ho applicato una routine stocastica di semantica inversa, un software che assegna ai gruppi di fonemi dei significati, dando loro un punteggio statistico. Il tutto grazie a un magnifico decrittatore di password che serve per violare gli home-banking,»

«Ricordami di non farti mai vedere la mia carta di credito.» risposi.

«CriptoValue, dovresti cambiare banca, non è molto aggiornata. Ma torniamo alle balene. Alcune tra le  trascrizioni, quelle che il software  classifica come più probabili,  lasciano di stucco. Non solo hanno senso, ma fanno intendere che la specie delle grandi balene possiede  una elaborata cultura razziale, per così dire orale, trasmessa di generazione in generazione. Meglio ancora: si potrebbe pensare che in questa canzone, una saga quasi, le megattere hanno registrato millenni di storia della propria specie. Ci siamo anche noi: ci chiamano i molli-senzabuccia-respirocorto e a quanto pare ci conoscono da parecchio. Leggi questo.»
Mi tese un foglio appena uscito dalla stampante.
«Chi sarebbero questi altosoffianti
«E’ come si definiscono loro, i cetacei, tutte le balene.»
Incredulo iniziai a leggere e ne rimasi avvinto.
Quella roba non poteva essere solo il frutto dei deliri di Walters, lì c’era molto di più del suo pensiero reso quasi binario dalla frequentazione con i computer.
La trascrizione parlava di oceani, di nascita e morte, di corteggiamenti, di amori disperati, di luoghi inaccessibili.

Quella canzone però non poteva essere il prodotto di una mente umana. Il sole era un simbolo di morte mentre la gelida oscurità delle fosse oceaniche una metafora di fertilità e giovinezza. Raccontavano le epiche battaglie contro gli acerrimi nemici, i temibili occhigrandi-beccoforte, i calamari giganti che un tempo popolavano anche i mari bassi.  

Noi, come mi spiegò Walters, eravamo i respirocorto, con le nostre navi che le megattere chiamavano suonocavo-durabuccia.
Di tutte le trascrizioni me ne colpì una che raccontava di una città nell’asciutto oltremondo – in mezzo al mare centrale (mondonelmezzo) – dove i respirocorto –gli uomini- erano diventati amici degli altosoffianti, il popolo delle balene.  

Si narrava di come, dopo aver riconosciuto la reciproca intelligenza le due specie avevano iniziato a collaborare nella guerra ai calamari giganti, a quel tempo un flagello persino nei bassi fondali, il confine dell’oltremondo.  Per secoli il comune nemico aveva reso alleati uomini e cetacei, ma quando i calamari giganti sparirono negli abissi l’alleanza si ruppe. L’uomo rivolse le sue armi contro le balene.
Un giorno però accadde qualcosa, i cetacei sentirono la terra (pietraroccia) cantare canzoni di fuoco (sanguedipietraroccia) e di morte (nullasoffiante). Seppero che qualcosa entro breve avrebbe sconvolto l’oltremondo. Un altosoffiante che ancora conosceva il linguaggio della caccia decise di cantare per un’ultima volta con  i respirocorto e cercò di negoziare una tregua. Era talmente abile e veloce che  gli uomini non riuscirono mai ad avvicinarsi a lui per ucciderlo. Così lui cantò e propose loro un patto.

L’altosoffiante avrebbe svelato loro un segreto che avrebbe salvato i respirocorto, in cambio della cessazione della caccia. Gli uomini accettarono e lui raccontò della catastrofe incombente, della canzone di fuoco e morte che stava per cantare la terra entro pochi soli. Gli uomini gli credettero e abbandonarono la città dell’oltremondo prima che fosse ingoiata e portata giù nel mondo (gli abissi più profondi).

Per secoli nessuno andò più a caccia del popolo delle balene.

«Fantastico…» riuscii solo a sussurrare dopo aver letto le trascrizione
«Sembrerebbe il mito di Atlantide.»
«E non è tutto. Leggi questo.»
«Che cos’è?»
«Una canzone nuova che non fa parte della saga. E’ molto più breve e tutte le megattere del Pacifico la stanno ripetendo identica da un po’  di tempo.»
«Cosa dice la tua traduzione?»
«Si direbbe un avvertimento per tutto il popolo delle balene. Avverte tutti di non cercare di entrare nella Saga, come l’antenato di millenni prima. Anche se la terra sta per cantare con grande forza la sua canzone di fuoco e di morte. Il messaggio dice che è tutto inutile perché ormai gli uomini non capiscono più il linguaggio delle balene e con le loro navi  (suonocavo-durabuccia) tranciano l’acqua dell’oltremondo a velocità mai viste, così ogni megattera diventa presto vittima delle loro lance prima che possa cantare la sua canzone. Troppi giovani spavaldi del popolo delle balene stanno morendo per la loro ambizione di diventare una strofa nella Saga.»
«Canzone di fuoco e di morte? Un terremoto tanto potente da ingoiare un’isola? Ma dove?» domandai.
«Isolalunga-montagnabianca-marechesichiude. A occhio e croce direi il Giappone.» rispose serafico Walters.

Tadako Okada

In un’altra vita produttrice di manga e sceneggiatrice. Da otto anni vive in Italia in una città sul mare della quale adora la cucina tipica e la totale assenza di eventi sismici. Disegna acquarelli di gabbiani e il suo nome letto in un certo modo diventa un palindromo

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