Sta per succedere ancora. Lo capisco da come questa realtà si degrada poco a poco scivolando nel paradossale. Anche Lei me l’aveva detto, troppi errori, troppe bizzarrie. Come spiegare altrimenti quel ridicolo presidente? Così potente eppure così infantile? Quel suo buffo ciuffo? Come spiegare questo strano periodo di eventi tragici e insoliti? Per non parlare di tutti questi assurdi personaggi che sbucano dappertutto: sembrano usciti da un incubo di Hieronymus Bosch. Anche le povere entità di quaggiù iniziano a sospettarlo. I più in gamba iniziano a capire: quella faccenda bislacca dell’entaglement quantistico deve averli messi in avviso. Per non parlare delle loro costanti universali che diventano sempre meno “universali” un giorno dopo l’altro. Non resta che prepararsi al Passaggio e alla nostra (breve) separazione. È già successo molte volte.

Lei mi guarda con i bellissimi occhi ambrati. Mi domanda:
«E se fosse l’ultima volta? Se non ci ritrovassimo più dopo il Passaggio?»
«Che importanza avrebbe? Abbiamo goduto per secoli delle nostre esistenze, fino all’ultimo. Il Passaggio avviene in un istante: nessuno si accorgerà di nulla.»
«Non voglio perdere i miei ricordi. Non voglio che succeda.»
«Non succederà. Te lo prometto.»
Eppure, anch’io ho un fremito di paura al pensiero. E se questa volta fosse diverso? Sorseggio dal calice l’eccellente Chablis Gran Cru  del 2016. Il ponte del panfilo ondeggia gentilmente sul mare davanti all’isola greca. Le rocce sono illuminate dalla luce del tramonto.

«Sarà come tutte le altre volte,» dico, un po’ per rassicurare me stesso.

Sì, ci sarà una luce bianca che ingoierà ogni cosa e poi il nulla. E, infine, aprire gli occhi nella luce, con quella sensazione di poter fare qualunque cosa. Come la domenica mattina, quando si può scegliere se poltrire tra le lenzuola o alzarsi e affrontare una splendida e eccitante giornata.
Io scelgo sempre di lasciare il letto e affrontare un nuovo giorno.
Solo allora scorre davanti a me l’interminabile parata di visi umani, giovani vecchi, belli, brutti, familiari, sconosciuti, persino deformi. Finché non trovo quello giusto, quello che mi sembra più adatto.
Ormai io e Lei abbiamo imparato il trucco: cerchiamo sempre qualcuno che assomigli a quello  che eravamo nell’esistenza precedente. Per poterci ritrovare.
Poi, finalmente, un vero risveglio in un nuovo corpo, nuovi falsi ricordi da combattere, un nuovo mondo da esplorare. Una nuova vita.

In attesa di ritrovare Lei.

Non so perché, ma succede ogni volta allo stesso modo: io e Lei siamo gli unici che conserviamo un ricordo netto e preciso delle nostre esistenze precedenti. Forse siamo solo degli errori nel sistema, delle banali sviste nel grande progetto. O forse io e Lei siamo i protagonisti principali di questo carosello di esistenze. Non ne sono tanto sicuro. Lei dice che siamo delle entità di controllo perché siamo noi per primi che ci rendiamo conto degli errori che iniziano a accumularsi in una realtà che finisce sempre per degradarsi.

Non ha importanza.

Grazie ai Passaggi ho potuto vivere migliaia di vite.
Sono stato feroce dittatore, santo e martire, impavido eroe, insaziabile seduttore, poeta maledetto, scrittore prolifico, geniale inventore, re e regina, attore amatissimo, grigio impiegato, compiaciuto miliardario.
Puoi essere quello che vuoi quando, grazie alle tue vite precedenti, possiedi conoscenze inaccessibili a tutti gli altri.

Ora però non sono più interessato a certe facili glorie.

Dal primo istante successivo al Passaggio, il mio scopo è ritrovare Lei.

Adoro cercarla in un labirinto grande come il mondo. Amo gli alti e i bassi della caccia a qualcosa di sfuggente, il lungo lavoro di analisi alla ricerca del suo nuovo viso.
Ogni volta, si ricomincia da capo. Bisogna per prima acquisire gli strumenti per raggiungere lo scopo, il che, in genere, significa diventare immensamente ricchi o potenti. A volte il gioco inizia con regole più difficili: la civiltà nella quale ci risvegliamo è così antiquata che bisogna farla progredire fino a che non avrà efficaci strumenti di ricerca.

Sempre separati e lontani dopo ogni Passaggio, io e Lei dobbiamo lavorare per anni con lo stesso scopo: ritrovarci. Vince chi scopre prima l’altro e il premio è vivere insieme fino al successivo Passaggio.
È un gioco che cerchiamo di prolungare il più possibile, sforzandoci di non attirare l’attenzione, lasciando poche, impercettibili tracce.
Dopo tanti cicli siamo diventati bravissimi.
Eppure, anche nel mezzo di questo eterno gioco, pur animati dal desiderio di vincere a tutti i costi, ci struggiamo entrambi al pensiero di un tocco gentile e di una voce familiare alle nostre spalle che dice “Ti ho trovato.”

Lo chiamiamo Nascondino.

Tadako Okada

In un’altra vita produttrice di manga e sceneggiatrice. Da otto anni vive in Italia in una città sul mare della quale adora la cucina tipica e la totale assenza di eventi sismici. Disegna acquarelli di gabbiani e il suo nome letto in un certo modo diventa un palindromo

2 Comments

  1. Bellissimo racconto,
    molto suggestivo.

  2. Letto tutto d’un fiato. La vicenda narrata è molto affascinante e ricca di spunti di riflessione. È raro che un racconto riesca a trasmettere al piano emotivo di chi legge le stesse sensazioni che descrive. Ricerca, affanno, strategia, turbamento, curiosità, gioco, affetto, tutto racchiuso in poche righe ben scritte. Okada Tadako è veramente bravissima. Complimenti

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