Rovistando negli scantinati di  Forevera Books abbiamo scoperto che anni fa i nostri locali erano sede di  un’altra casa editrice della quale è rimasto un vecchio classificatore. Al suoi interno, ancora perfettamente ordinata, tutta la corrispondenza tra l’editore e coloro che inviavano manoscritti nella speranza di vederli pubblicati.

SacroFuoco Edizioni Ufficio Manoscritti Combustibili

Gentile Sig. Asimov,

Abbiamo letto con una certa sofferenza il suo ridicolo manoscritto: la raccolta di racconti dal titolo “Io, robot”.
Avremmo potuto non risponderle e lasciarla nell’incertezza, ma alla fine è prevalso un desiderio di giustizia preventiva nei confronti di ignari e influenzabili lettori.
Il suo libro è impubblicabile.
Lo scrivo in modo più chiaro per eliminare ogni dubbio:

I-M-P-U-B-B-L-I-C-A-B-I-L-E

Non stiamo discutendo sulla forma: il suo libro è scritto decentemente e con uno stile talvolta spigliato. Ciò che crea repulsione è il suo pensiero.
Come le salta in testa di parlare di robot in quel modo?
Robot che sviluppano intelligenza? Non sia ridicolo.
Come tutti sanno l’intelligenza deriva dai sentimenti, dal cuore, dall’anima che solo gli esseri umani posseggono e che mai sarà ospitata dentro ammassi di ferraglia. Abbiamo trovato disturbante come si sia abbandonato senza ritegno a morbose visioni tecnologiche, ma più di tutto ci hanno sconvolto le sue cosiddette “Leggi della Robotica”

Le riporto per comodità:

“Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.”

Sta scherzando? Come potrei ordinare al cameriere robot una pasta alla carbonara senza che quello mi porti invece un brodino?
Che razza di futuro s’immagina? Una società umana governata da solerti bambinaie pronte a sostituire un  bicchiere di acquavite con l’acqua minerale e a spegnere un amato cubano? Un mondo dove ogni partita di calcio verrà interrotta da inflessibili automi al primo accenno di fallo?

“Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.”

E qui possiamo dire addio a un pilastro della società occidentale: la possibilità di recare danno ai meno accorti per arricchire i più scaltri. Come si potrà ordinare a uno dei suoi robot di vendere una medicina con effetti collaterali? O un’automobile di qualità inferiore, prona all’incendio o con scarsa tenuta di strada? Se una delle sue mostruosità controllasse una borsa valori smetterebbe di obbedire ogniqualvolta dovesse vendere azioni tossiche a qualche ingenuo che si gioca tutti i propri risparmi. O smetterebbe di costruire una casa perché in disaccordo col progetto già firmato dai committenti.
Guardi, signor Asimov, lei è davvero un povero babbeo:  tutte le statistiche indicano che il mercato d’elezione  per i robot è quello militare. Quale forza armata comprerebbe un robot da guerra se al momento sbagliato rifiutasse di aprire il fuoco sul nemico perché non “riceva danno”?

“Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.”

Questa la trovo, se possibile, ancora più ridicola delle altre. Perché dovrei comprare un costoso robot come autista dei miei furgoni se so che sarà  disposto a sacrificarsi per non mettere sotto  un maledetto ciclista? Un robot è una costosa proprietà da preservare. Non deve avere scrupoli di fronte a situazioni che un’assicurazione abbastanza arcigna può risolvere senza esitazioni rigettando la colpa sull’investito.

Con queste precisazioni la saluto e la invito ardentemente a non inviarci più i suoi manoscritti che verrebbero immediatamente trasformati in ottimo combustibile.

Flaminio Ignis Carboni – Addetto Capo all’Accensione Cartacea

P. s. (Sì,  vale lo stesso anche per quell’altro manoscritto dove la civiltà galattica viene salvata da una fantomatica Fondazione che riesce a preservare la cultura. Che illeggibile mattone…)

Salvatore Mulliri

Grafico, designer e webmaster di questo sito, il suo riferimento è Karel Thole, leggendario disegnatore delle copertine di Urania. Scrive racconti per giustificare le bizzarre illustrazioni che realizza da sempre.

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